BILL BURR – I’m Sorry You Feel That Way (2014)

In un mondo ideale solo il 15% di voi si godrebbe oggi questo splendido spettacolo di Bill Burr. Il restante 85% starebbe camminando verso il mare, anziché fregarsi le mani pregustando la visione di “I’m Sorry You Feel That Way”, lo show uscito per Netflix, che ha sancito la consacrazione definitiva di Burr e il suo ingresso nel ristretto novero dei comici veramente importanti dell’ultima decade.

Girato in rigoroso bianco e nero, manco dovesse cantare Les Fuilles Mortes all’Olympia di Parigi, lo show riprende temi e modi che già conosciamo, rivisitati alla luce di una maturità, raggiunta o presunta, che non gli impedisce però di regalarci ancora grandi sprazzi di quel personaggio rissoso e ignorante che ben conosciamo. Qui Burr ci svela perché ha scelto di girare lo special in bianco e nero.

Girato al Tabernacle di Atlanta, “I’m sorry you feel that way” parte subito a palla e in 80 minuti regala una collezione di line memorabili e di brillanti e solidi punti di vista sui più svariati argomenti. Nulla di nuovo, per i fan della prima ora: atteggiamento impenitente, imprecazioni a go-go e l’immancabile marchio di fabbrica, oggetto ormai di numerose imitazioni: una gamma di espressioni che spaziano da incazzato semplice a pazzo furioso. Senonché Bill Burr qui porta per la prima volta sul palco la fede al dito e buona parte del suo materiale viene rivisitato alla luce dell’esperienza nuziale, dalla quale tra l’altro trae nuova linfa per aggiornarci sul sempiterno dilemma: le donne vanno picchiate?

Le pantofole non sembrano comunque averlo impigrito, Burr non è ancora diventato il tedioso e petulante omino che vi avvicina al bar, anche se prosegue a passi da gigante nel suo cammino da giovane comico a vecchio brontolone. Compresa l’attitudine carliniana ad odiare folle sempre più numerose di gente, soprattutto se riunite in gruppi, che in “I’m sorry” trova nuovi ed esilaranti sbocchi all’insegna del suo primo ed unico punto programmatico: sfoltire il gregge. Un ottimo metodo lo ha proposto anche in questa esilarante comparsata da Conan.

Nonostante i “progressi” fatti nella vita personale e professionale, Burr è ancora capace di scavare nel pozzo senza fondo delle sue e nostre contraddizioni e viltà ed è curioso come dietro il personaggio ignorante e cialtrone che inscena vi sia invece un’intensa riflessione sulla vita che “mentre tu invecchi, lei passa oltre”.

Così si trova a fare i conti con la sua nuova condizione, cita il suo sogno di imparare a pilotare un elicottero, le dispute con la moglie, la sua prima opportunità, a 46 anni, di pensare a diventare padre, magari anche solo attraverso l’opzione “riciclaggio”, fino alla rivalutazione della figura del padre che da stronzo di proporzioni epiche viene nobilitato a genitore che – come tutti – ha fatto come poteva.

Comunque, tornando alle facezie, potrete trovare battute a quintali su razzismo, vegani, donne, bambini, transgender, religione, abbracci e pistole. Prima d’infilare le infradito e incamminarci verso il mare, vi rilasciamo i sottotitoli dello show e, come i buoni imbonitori, ci mettiamo sopra anche un’ulteriore divertente spezzone di Burr che questa volta ci dice la sua su uno dei fenomeni americani del momento, Caitlyn Jenner.

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Traduzione: Manuela Salidu

Revisione: Salvo Riina

Comments (9)
  1. danito 11 aprile 2016
  2. Antonio 12 aprile 2016
    • Adrien Vaindoit 12 aprile 2016
      • Antonio 12 aprile 2016
  3. Giorgio 13 aprile 2016
  4. Giorgio 15 aprile 2016
    • Adrien Vaindoit 16 aprile 2016
  5. Ciccio 30 aprile 2016
  6. Daniele 13 gennaio 2017

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