Bill Hicks giù dal palco – Intervista a Steve Hicks

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Vent’anni fa, il 26 febbraio 1994, si spegneva, dopo una breve e segreta lotta contro un cancro al pancreas, uno dei comici più grandi e controversi della storia. Noto al pubblico per la sua passione per le sigarette e per la sua capacità di sconvolgere, provocare e divertire, per la sua famiglia invece Bill Hicks non era nulla di tutto ciò. Suo fratello maggiore Steve ci svela qualcosa in più sull’infanzia di Bill, i suoi gusti musicali, l’abuso di droga e la malattia.

Il ventesimo anniversario della morte di tuo fratello è una data importante, considerando l’impressionante influenza che Bill esercita ancora oggi. Cosa pensi oggi a vent’anni di distanza?
Per noi Bill era semplicemente un familiare, un fratello, un figlio, uno zio, un amico. Per noi non era il comico leggendario, anche se non ignoravamo quel lato di lui. Pensare che vent’anni dopo la gente ne parli ancora, e anzi lo faccia sempre di più, è davvero incredibile. La gente nutre una gran stima per Bill, i suoi fan in particolare. Sono state messe in giro voci non vere sul suo conto e alcuni non amano la sua comicità, ma non fa nulla, l’arte è soggettiva, no? Non tutte le opere possono piacere a tutti. Ma quelli che invece amano Bill, lo venerano quasi. Cerchiamo di assecondare tutto ciò, proviamo a essere brave persone e buoni rappresentanti della memoria di Bill.

In molti ti contattano per sapere qualcosa in più su come fosse Bill nella vita, come ti trovi in questo ruolo?
Lo adoro. Dico sempre di fare attenzione a chiedermi di Bill, perché quando comincio non la smetto più. Sono molto orgoglioso di essere stato suo fratello. Rispondo ad ogni richiesta, messaggio o email. Rispondo a tutti personalmente e singolarmente ad ogni persona e a qualunque domanda.

Quando Bill era ancora agli esordi nel mondo della stand-up comedy, tu lo hai spronato a continuare. Com’è stato crescere con lui?
Beh, ero 5 anni più grande di lui, e a 16 anni me ne andai all’università, quindi vedevo Bill solo nei weekend. Prima invece facevamo sport e guardavamo la TV insieme, le classiche cose che fanno i fratelli. Quando iniziò a fare il comico, a un’età precocissima, scriveva delle battute su un pezzo di carta che poi faceva scivolare sotto la porta della mia stanza. Io gli rispondevo scrivendo “Sì, questa è divertente”, “questa non è molto divertente”, eccetera.
Molti anni dopo lui mi ha citò come una delle sue prime influenze. Di sicuro per la nostra famiglia la strada che aveva intrapreso era una vera incognita.
Eravamo agli antipodi per quanto riguarda gli scopi da inseguire nella vita. Un giorno Bill, si era diplomato una settimana prima, ci disse che andava a Los Angeles a fare il comico! Noi rimanemmo spiazzati, ma anche se non condividevamo e mettemmo in discussione quella scelta, lo aiutammo. Se era quello che Bill voleva, allora meritava tutto il supporto possibile da parte nostra.

Hai detto che facevi sport con lui. C’era uno sport in cui era bravo?
Quel piccolo bastardo eccelleva in tutti gli sport! Correva velocissimo, era pitcher nella squadra di baseball e un running back nella squadra di football, bravissimo in ogni disciplina. L’unico motivo per cui non proseguì l’attività agonistica fu il fatto di voler diventare un comico, cosa che capì intorno ai 12 anni.

Quanto è stata rapida la transizione tra il Bill Hicks running back e il Bill Hicks comico?
Se Bill fosse qui direbbe che è stata graduale. Io invece l’ho percepita come molto rapida e ti spiego il perché. Un weekend tornai a casa dall’università, Bill aveva 13 anni, forse 14, vivevamo a Houston in Texas e lui mi disse: “Vieni a vedermi al comedy club stasera!” Io non conoscevo affatto quel posto, ne scoprii l’esistenza solo quando mi ci portò lui e beh, c’era il tutto esaurito! Ed erano tutti lì per vedere lui! Incredibile! Ma era passato pochissimo tempo da quando mi ero trasferito per andare all’università, uno o al massimo due mesi. Aveva tenuto tutto segreto, a parte quelle battute che scriveva. Io non sapevo che si esibiva nei club, e di sicuro quella non era la prima sera! Era già molto bravo. Lo dissi a tutti i miei amici e ce li portai la sera successiva. Ero stupefatto. Non sapevo proprio che facesse quelle cose. Ecco dove andava quando sgattaiolava dalla finestra di sera e scavalcava la staccionata e si faceva accompagnare in auto dal suo amico Kevin Booth.

I tuoi genitori ti avranno parlato spesso di Bill. Che pensavano di lui?
[RIDE] Che era un guaio! Non andava bene a scuola e prendeva un sacco di brutti voti. Gli insegnanti chiamavano mamma e papà per dirgli quanto andasse male Bill. Loro mi chiedevano di parlargli, io ero abituato a parlare con lui dei nostri sogni e invece loro mi chiedevano di parlargli della scuola! Alla fine non me lo chiesero più. Il nostro era un tipico rapporto fraterno. Andavamo d’accordo e ci rispettavamo l’un l’altro, e se voleva fare il comico, io l’avrei sostenuto.

Quando fu la prima volta che i vostri genitori videro Bill in scena?
Bill si diplomò, si classificò 489° su 499 studenti, come diceva lui si piazzò più in alto solo dei fan degli AC/DC. All’epoca già si esibiva, papà e mamma lo sapevano, ma non l’avevano mai visto all’opera. Però sapevano che si impegnava e gli piaceva. Mi ricordo un discorso che ci fecero quando Bill aveva detto che preferiva andare a Los Angeles a tentare la fortuna piuttosto che andare all’università come loro si aspettavano. Mi ricordo che ci fu una di quelle classiche conversazioni da genitori a figli. Chiesero a me e mia sorella cosa avremmo pensato se loro avessero assecondato il desiderio di Bill di provare a diventare un comico e io dissi subito che ero d’accordo. Gli presero un appartamento, una piccola auto economica e lo mandarono per la sua strada. I nostri genitori ci hanno sempre sostenuto molto. Non sempre capivano Bill e discutevano molto le sue scelte, però Bill era molto sicuro di quello che faceva.

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Alcune battute di Bill prendevano in giro la vostra famiglia. Come la prendevi e come la prendevano i tuoi genitori?

Sapevamo che erano battute. Non c’era alcun problema. C’era un fondo di verità, anche se nostro padre non usciva mai a prendere il giornale in mutande! O almeno io non l’ho mai visto… Non dimentichiamo che Bill essendo un comico faceva di tutto per far ridere la gente. Mamma e papà erano sempre contenti quando Bill faceva battute su di loro. Però capitava che alcuni loro amici si offendessero al posto loro. Mamma e papà dicevano: “Guardate che è una battuta, è un comico, sta scherzando”. Bill era in TV e fece una battuta su uno dei miei genitori e un loro amico si offese, ma sai, chi se ne importa! Mamma e papà non si sono mai preoccupati di queste cose, ridevano e basta. Per moltissimi anni, prima di cominciare a essere interpellati pubblicamente, questa versione non è mai passata. Secondo alcuni, Bill non aveva contatti con la famiglia e non andava d’accordo con noi, ma non c’è niente di più lontano dalla realtà. Anzi, credo che la consapevolezza di avere la famiglia al proprio fianco al 100% lo abbia per certi versi spronato a fare tutto ciò che ha fatto.

Quando Bill si trasferì a Los Angeles per diventare un comico, credevate che sarebbe andato lontano?

Non so se l’avremmo mai immaginato, non ce l’aspettavamo. Bill era un ragazzo normale, non avresti detto che fosse un comico se l’avessi visto in giro da qualche parte. Non parlava molto giù dal palco, era un po’ riservato.

Da dove credi provenissero la rabbia e le idee politiche di Bill? Quali sono stati gli elementi che hanno formato il suo pensiero?

Penso che sia un tipo di mentalità comune nella nostra famiglia. Bill era così, non gli andavano molto a genio gli sciocchi, metteva sempre tutto in dubbio e leggeva in continuazione. Era un lettore incallito. Quando non era sul palco era un ragazzo normalissimo, era sveglio e ci parlava delle cose che aveva letto. Ma senza urlare invettive come in scena!

Sentire che i vostri genitori supportarono Bill e addirittura gli diedero un’auto per aiutarlo a inseguire i propri sogni è un fatto nuovo, no?

Sì. Bill era sempre con noi durante le feste, quando non era impegnato con il lavoro. Abbiamo passato insieme natali, compleanni, giorni del ringraziamento, vacanze e molto altro. Non ha senso dire che Bill odiasse la sua famiglia. Non è vero. Non era tutto rose e fiori, ma ciò non ci rende una famiglia diversa dalle altre. Noi non abbiamo scritto ancora un libro, finora ne sono usciti tanti di libri “definitivi” su Bill, anche se non hanno mai riportato la nostra versione delle cose e la cosa mi insospettisce. C’è sicuramente della malafede. Non credo che sia mai stato fatto un ritratto accurato del nostro rapporto. Ho letto una cosa tipo: “Approssimandosi alla fine della sua vita, Bill tornò a chiedere perdono alla sua famiglia”, e io rispondo: non c’era niente da perdonare! Bill è stato sempre in buoni rapporti con la sua famiglia! E’ ovvio! Da chi poteva tornare se non da noi? Sai, se scopri di essere malato e arrivi a un punto in cui non puoi più spostarti, dov’è che vai? Dalla tua famiglia! Non penso che ci sia molto altro da precisare. Tornò a casa per stare con i suoi cari e passare i suoi ultimi giorni di vita con noi. Quando ebbe la diagnosi, non lo disse ai suoi amici, non so perché, ma informò tutti i familiari. Se fossimo stati in cattivi rapporti, non avrebbe fatto l’opposto? Quelle voci ci hanno ferito, ma la cosa importante è che non fossero vere. Le cose che veramente feriscono non sono false. Bill ha sempre vissuto all’insegna di onestà, verità e integrità e io penso che sia questo il suo lascito da tramandare. Ho letto interviste a persone che sostengono di essere state con Bill al momento della sua morte, ma la cosa è facilmente smentibile. Le persone che erano insieme a lui quando morì furono i suoi genitori.

    

Come scoprì Bill le sue influenze iniziali, Woody Allen e Richard Pryor?

Bill iniziò a scoprire quei comici al Tonight Show di Johnny Carson, fu quel programma ad avere un ruolo chiave, perché all’epoca, fine anni ’70 e inizio anni ’80, non c’era ancora la TV via cavo, c’erano tre canali principali e il Tonight Show ospitava sempre dei comici. Bill rimaneva alzato fino a tardi per vederli, quando invece avrebbe dovuto andare a dormire o a studiare.

Bill era anche un musicista. Cosa ascoltava?

Ricordo molto bene che era un grande fan dei Kiss. Puro rock ‘n’ roll. E voleva sempre i dischi di Elvis Presley. Quand’era teenager, ad ogni compleanno o Natale chiedeva un disco di Elvis. Non so se gli piacesse la musica, credo che fosse affascinato soprattutto dal personaggio quasi cartoonesco che era Elvis. In seguito parlò molto di Elvis nei suoi spettacoli, quindi credo che assorbisse la sua musica su un piano completamente diverso dal mero suono. Poi iniziò a suonare la chitarra e cominciò ad ascoltare molti chitarristi. Per un periodo non ascoltava che Eric Johnson. Andava a vederlo sempre dal vivo prima che Eric diventasse famoso a livello internazionale. Eric suonava in piccoli locali di Houston e Bill era lì in prima fila per tre o quattro sere a settimana. Bill portò anche me, e una volta anche mamma e papà. Poi credo che i gusti musicali di Bill cominciarono ad allinearsi ai miei, ci piacevano i Beatles, i Rolling Stones, John Hiatt e Bob Dylan. Infatti quando Bill si ammalò, io e lui andammo in auto da Los Angeles a casa dei nostri genitori a Littlerock per spostare tutte le sue cose da loro, e per tutti e tre i giorni di tragitto non ascoltammo che Bob Dylan e John Hiatt. Per tutto il viaggio. Chiunque ne uscirebbe provato, dopo tre giorni di Bob Dylan! Gli piacevano molto non solo per la qualità della musica, ma anche per i messaggi e le storie che raccontavano.

Com’era Bill subito dopo uno show? Molti comici hanno scariche d’adrenalina.

Forse io sono quello che ha visto Bill dal vivo più di chiunque al mondo. Ricordo che Bill portava sempre con sé un cambio, perché finiva sempre fradicio di sudore. Metteva tutto se stesso in ogni esibizione. Mi ricordo di lui che arrivava portando col dito indice in spalla queste stampelle con delle camicie di ricambio. Non poteva andare subito a dormire, era agitatissimo, e quando scendeva dal palco di solito aveva una gran fame perché non mangiava mai molto prima di uno spettacolo. E’ sempre stato un nottambulo, restava sveglio fino a tardi e poi si svegliava dopo mezzogiorno.

Qual è il ricordo di Bill al quale sei più affezionato?

Ce ne sono due. Uno noioso, il semplice stare insieme a lui. A volte credo di dare una risposta banale, ma la persona che ho perso e che mi manca è prima di tutto un fratello, il resto sono cose di contorno. Quando si ammalò ed ebbe bisogno di qualcuno che lo aiutasse a spostare le sue cose, chiamò me, fu con me che volle passare quel tempo e per me è un onore. Andavamo d’accordo, ci rispettavamo, ci aiutavamo e ci volevamo bene. Il secondo ricordo è il fatto che fosse un grande zio per mio figlio e mia figlia, che ora hanno 29 e 26 anni, ma che all’epoca erano piccolissimi. Ragazzi, quanto adoravano zio Bill e quanto Bill adorava loro! Non vedevano l’ora che venisse a trovarci, perché lui portava tutti i codici di sblocco dei livelli dei loro videogiochi, che lui aveva sempre già completato. Restavano a giocare anche tutta la notte. Era bellissimo. Per circa 5 anni, Bill fece abuso di droga e alcol, è una cosa oggi ben documentata, eppure anche in quel periodo passavamo le feste e le vacanze insieme e io non ho mai visto alcun segnale di questo problema. Penso che il motivo fosse il rispetto che nutriva per la sua famiglia. Non usciva la notte di nascosto, nè inventava delle scuse per assentarsi, quindi noi non abbiamo mai compreso appieno la gravità del suo problema, perché non ce ne siamo mai accorti. Bill era a casa mia una volta, i miei figli e mia moglie erano andati a dormire e mio fratello e io eravamo seduti sul divano a bere birra e a parlare, quando lui all’improvviso iniziò a piangere. Gli chiesi cosa avesse e lui mi rispose: “La mia vita è fuori controllo, mi sto autodistruggendo, non ne posso più, non so cosa sto facendo”. Io dissi a Bill: “Smetti e basta!”, e finì lì. Ma sapendo quello che so ora, lui stava cercando aiuto e io non lo capii. Non c’era alcun segno dell’entità dei suoi problemi di droga quando era in famiglia. Anni dopo, durante il viaggio in auto che ho raccontato poco fa, una delle cose di cui parlammo fu proprio quell’episodio. Gli dissi: “Bill, ho sempre pensato di averti deluso. Stavi cercando il mio aiuto e io ti ho liquidato dicendoti semplicemente di smettere.” Lui rispose: “Non pensare questo, sono questioni mie personali e non avrei mai smesso se non quando sarei stato pronto, e quindi nessun altro avrebbe mai potuto fare niente per convincermi.”

Intervista originale: http://www.whatsupwhatson.com/bill-hicks-offstage/#sthash.2Pd7ii93.dpuf

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