DOUG STANHOPE – Beer Hall Putsch (2013)

Doug Stanhope Beer

Col ritmo efficiente e alienato degli omini di “Tempi Moderni”,

la Grande Fabbrica di Comedy Bay licenzia oggi i sottotitoli di uno spettacolo a dir poco monumentale: “Beer Hall Putsch”, lo show più recente di Doug Stanhope, che consegniamo alle vostre vacanze estive, col serio intento di scuotervi dalla tediosa inedia che vi attanaglia.

Spettacolo sincero, brutale, senza momenti di fiacca e divertentissimo dall’inizio alla fine, “Beer Hall Putsch”, che prende il titolo dal colpo di stato fallito da Hitler nel 1923, è una spassosa discesa agli inferi, dove Doug ci accompagna senza alcuna speranza di salvezza, lasciandoci alla fine sì con le lacrime agli occhi, ma anche a rimirare un cielo senza stelle.

Fra il tanto materiale di qualità a cui ci ha abituato negli anni, non è facile dirvi “Questo è Stanhope al suo meglio”, ma la tentazione è forte. Di certo c’è che, a differenza di Jake LaMotta, Doug non ha appeso i guantoni e va ancora a segno con precisione chirurgica, proponendo argomentazioni tanto folli all’apparenza, quanto difficili da controbattere, sia che si tratti dell’inutilità della beneficenza nelle sue varie forme, dai nastri rosa alle maratone, che di quel singolare fenomeno di braccia rubate all’agricoltura, che va sotto il nome di “Occupy”.

Le storie di dissolutezza di Stanhope sono quelle tipiche della stand-up più classica (droga, pornografia, alcolismo), ma anche questa volta riesce, in modo sempre più sorprendente, a rigenerare ogni argomento, spendendo la moneta che di lui più apprezziamo, quella della sincerità più assoluta che ce lo fa amare svisceratamente. Doug Stanhope forse non sarà il migliore comico del mondo, di sicuro è il più autentico e tanto ci basta.

Nemmeno può mancare un nuovo, originale punto di vista sul problema dei problemi: la sovrappopolazione e il proliferare nel mondo di quelle nostre copie carbone che produciamo manco fossimo formiche. Possiamo spoilerarvi che si parlerà di eugenetica, tanto abbiamo imparato a conoscervi e non saprete neanche cosa significa.

Il clou dello show, nonostante la sua collocazione all’apparenza casuale e dimessa, è però la rivisitazione (ancora una volta, brutale e sincera) del suicidio della madre, malata terminale, che si è tolta la vita assistita dall’amorevole Doug. È un pezzo divenuto già leggendario prima della sua registrazione, uno di quei bit di cui si vociferava a mezza voce nei consessi carbonari, da subito a pieno diritto parte integrante del folklore e della mitologia stanhopiana.

Un fazzoletto vi servirà per il riso, un altro, se avete un cuore, per la commozione.

Se “Beer Hall Putsch” non vi sazia ancora, basterà attendere l’autunno per godere di un nuovo show di Doug Stanhope, girato nel suo paesello di Bisbee. Nel frattempo, se avete dimestichezza con l’inglese, dovete assolutamente procurarvi una copia del suo “Digging Up Mother”, in cui racconta della morte di sua madre, con tanto di prefazione dell’amico e sodale Johnny Depp.

Lo show è rinvenibile legalmente sul catalogo USA di Netflix e vi abbiamo fornito anche una versione dei sottotitoli tarata su quello. Su Spotify, invece, è presente l’audio integrale dello show.

DOWNLOAD SOTTOTITOLI

Traduzione: Luca Paini, Manuela Salidu, Adrien Vaindoit, Antonio Manna, Giorgio Ruggieri

Durata: 01h00'53"

Comments (10)
  1. Davide 6 agosto 2016
    • Adrien Vaindoit 6 agosto 2016
      • sandrez 8 agosto 2016
        • Luca Paini 8 agosto 2016
          • Steve 8 agosto 2016
  2. Steve 8 agosto 2016
  3. oniram 9 agosto 2016
    • Luca Paini 9 agosto 2016
      • oniram 10 agosto 2016
  4. Giorgio 28 agosto 2016

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