BILL BURR – You People Are All The Same (2012)

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Cari misogini incalliti,
oggi torna su Comedy Bay Bill Burr, il comedian più amato e stimato da tutte le vostre amiche.
Infatti secondo le più recenti rilevazioni Demoskopea, il fulvo comico di Boston riscuote l’adorazione incondizionata di: Dame di S. Vincenzo (98%), zitelle con gatti (94%), lesbiche separatiste (96%) e Laure Boldrini (98,3%).
Le sue azioni tra le fila del gentil sesso sono volate alle stelle con questo “You People Are All The Same”, show del 2012 incentrato in gran parte sui rapporti con l’altra metà del cielo, analizzati con tale acume che vi converrà nascondere il file nella cartella dei porno.
Volete imparare quale strategia usano le donne nelle discussioni? O nuove tecniche di lotta per evitare un calcio nelle palle?
Il saggio Bill ci regala queste ed altre perle, che andranno ad accrescere le vostre tattiche di guerriglia domestica.

Vedendovi già con le valigie sull’uscio di casa, ieri sera abbiamo chiamato Bill e gli abbiamo chiesto un paio di palle da raccontare che non fossero “Non è come pensi” o “Lasciami spiegare”.
Ecco un sunto di quanto ci ha detto:

MA DAI! NESSUNO DOVREBBE PRENDERMI COSÌ SERIAMENTE.

Non ti importa che la gente si inferocisca per le cose che dici?
No.

Per nulla?
Non ne ho il controllo. La gente ha tutto il diritto di prendere sul serio un comico. Se lo vogliono fare, lo facciano. Ma solo perché hai preso seriamente qualcosa che ho detto, non significa che dicessi sul serio. L’ho imparato molto tempo fa: non è possibile controllare come qualcuno elabora quello che dici. Entra nel suo cervello fra tutte le sue esperienze di vita.
Non dico che chi è in mezzo al pubblico sbagli. A volte ha ragione. A volte faccio il cattivo, a volte esagero. Ma nella maggior parte dei casi, sono solo degli egoisti. Stanno lì seduti e ridono di 20 diversi argomenti che non riguardano la loro vita, ma se tutto a un tratto parli di un argomento a cui sono sensibili, allora cominciano…
Usano sempre la parola “dichiarazioni”: “Quelle dichiarazioni che hai fatto…” Ed è esilarante: non stavo facendo alcuna dichiarazione, stavo scherzando. Ed eri d’accordo con me, fino a che non ho scherzato su qualcosa che non trovi divertente o che ferisce i tuoi sentimenti, e all’improvviso dici che faccio “dichiarazioni”. È una stronzata.

Quindi dipende tutto da come la gente recepisce ciò che dici?
La cosa più divertente, quando postano i miei pezzi su YouTube, è il titolo che gli danno. E il titolo che gli danno spiega cosa hanno sentito.
Ce n’è uno che si chiama: “Le donne rovinano tutto – Bill Burr”. Non ho mai detto questa cosa e non s’intitola così il pezzo.
Un mio fastidio ricorrente è quando dici una cosa e qualcun altro la interpreta in modo diverso e poi quello che non ne aveva capito il significato si scusa. Convalidando a quel punto l’errata interpretazione di qualcosa che hai detto. Cristo, sto facendo troppa filosofia adesso…

Sì!
Tranquillo, adesso arriva la parte dove ti dico che sono un idiota. Quindi, non prendermi troppo sul serio.

Va bene. Ma pensi che la comicità non debba mai esser presa seriamente?
Come forma d’arte, sì. Se vai sul palco solo per urlare “stronze di merda”, perché hai avuto una giornataccia, allora sbagli. Ma diciamo che se accade una tragedia, i comici ci fanno battute.
Nessuno affronta mai il fatto che l’umorismo è un meccanismo di difesa. È una forma di negazione dei cattivi sentimenti. Come quando ti viene da piangere e allora ti metti a ridere.
Una volta ho parlato con un’avvocatessa che aveva difeso l’assassino di due bambini. E le ho chiesto: “Come diavolo hai fatto?” E lei: “Beh, ci siamo seduti a buttar giù una linea difensiva. Nel giro di un minuto piangevamo dal ridere, facendo battute su questi piccoli bambini…” Era talmente orribile difendere uno così, che l’unica cosa che poteva salvarla dallo scoppiare a piangere era l’umorismo. Ma le persone che non capiscono l’umorismo pensano: “Ci sta scherzando sopra, quindi pensa che uccidere due bambini sia divertente.”
Questa parte hai intenzione di tagliarla perché sembro Hitler o dici che va bene?

Ai posteri, o ai bambini morti, l’ardua sentenza.
Nel frattempo vi elargiamo i sottotitoli italici di “You People Are All The Same”, in cui Bill Burr, tra le altre cose, ci parla anche di armi e statistiche, di chirurgia plastica e di gestione della rabbia, del suo cane e di come questo assomigli troppo al suo padrone, dei preziosi insegnamenti ricevuti dal padre e dell’irresistibile ascesa di un uomo di successo come Arnold Schwarzenegger.
Buona visione.

DOWNLOAD SOTTOTITOLI

Durata: 1h08’37”

Traduzione: Riccardo Turini

Revisione: Luca Paini, Adrien Vaindoit

Comments (3)
  1. Pasquale 31 ottobre 2014
  2. Antonio C. 16 novembre 2014
  3. Alessandro G. 16 marzo 2015

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