DON RICKLES – One Night Only: An All Star Comedy Tribute (2014)

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“Sul monte Rushmore della comicità ci cono quattro facce secondo me: Richard Pryor, George Carlin, Bill Cosby e Don Rickles”.

Già queste parole, pronunciate da Jerry Seinfeld, dovrebbero convincervi ad accaparrarvi in men che non si dica i nostri nuovi sottotitoli dedicati a “Mr. Warmth”, al secolo Donald Jay Rickles, 89 anni a breve, una delle pochissime persone che al totomorto ormai non vengono nemmeno più quotate.

Contrariamente alle nostre più insigni tradizioni, è infatti con imprevisto anticipo sulla Nera Signora, che, nel giorno del nostro primo genetliaco, vi sollazziamo con un autentica chicca: la serata celebrativa che lo scorso anno Spike TV ha dedicato, nella storica cornice del teatro Apollo di New York, all’indistruttibile Don in occasione dei suoi 88 anni.

Per l’occasione si sono radunati amici vecchi e nuovi per una bizzarra cerimonia dal vago sapore post-mortem, a cui i media di tutto il mondo potranno attingere abbondantemente e senza fatica il dì del fatal decesso.

A festeggiare il burbero comico americano è un vero e proprio parterre de rois, ricco di autentici monumenti della comicità americana, ma anche di qualche ospite a cazzo di cane, messo lì per far numero, come nel caso di uno “spaesatissimo” Johnny Depp.

A condurre le danze, star di successo interplanetario, dallo stesso Seinfeld a a Jon Stewart, vecchie cariatidi come Regis Philbin e David Letterman, amici come Martin Scorsese e uno spassosissimo Bob De Niro, autore forse della miglior performance della serata, fino alle nuove generazioni, rappresentate dall’ottimo Tracy Morgan e dall’inseparabile duo Tina Fey ed Amy Poehler.

Il tutto condito da esibizioni e filmati d’epoca di Rickles, dalle apparizioni da Johnny Carson, tra cui il celebre “cigarette box incident”, alla partecipazione alla cerimonia del 2° insediamento di Ronald Reagan, e auguri e contributi vari da parte di Bob Newhart (suo grande sodale), Brad Garrett e Ray Romano, Jimmy Kimmel, Bill Cosby, Eddie Murphy, Sarah Silverman, Chris Rock e Whoopi Goldberg.

Se ancora non sapete chi è Don Rickles, vuol dire che non ci seguite, ma vi rimandiamo lo stesso qua: http://www.comedybay.it/tanti-auguri-mr-rickles/

Se già lo conoscete, bravi: in omaggio, come ogni buon imbonitore che si rispetti, vi aggiungiamo, senza costi di spedizione, uno straordinario reperto d’epoca, tratto dal più celebre pezzo del “new journalism” americano che, guarda caso, parla anche di un certo comico di nostra conoscenza.

Da “Frank Sinatra ha il raffreddore” di Gay Talese – Esquire, 1966

Poi, dopo l’ultimo spettacolo al Sands, il gruppo di Sinatra – che ormai era una piccola folla di una ventina di persone e comprendeva Jilly, arrivato in volo da New York, Jimmy Cannon, il giornalista sportivo preferito di Sinatra, Harold Gibbons, un camionista ufficialmente designato a prendere il posto di Hoffa nel sindacato se lui fosse finito in galera – si infilò in macchina e una lunga processione di auto si diresse in un altro club. Erano le tre. La notte era ancora giovane.

Si fermarono al Sahara, dove occuparono una lunga tavolata verso il fondo e rimasero a sentire un attore comico piccolo e pelato di nome Don Rickles, probabilmente l’umorista più caustico di tutto il paese. Il suo umorismo è così rozzo e di cattivo gusto che non offende nessuno: è semplicemente troppo offensivo per risultare davvero offensivo. Scorgendo Eddie Fisher fra il pubblico, Rickles saltò su a mettere in ridicolo le sue doti amatorie, dichiarandosi niente affatto stupito che non fosse riuscito a tener testa a Elizabeth Taylor; e quando due uomini d’affari tra il pubblico ammisero di essere egiziani, Rickles li strigliò ben bene per la politica del loro paese nei confronti di Israele; e suggerì neanche tanto velatamente che la donna seduta a un tavolo con il marito fosse in realtà una prostituta.

Quando vide entrare il gruppo di Sinatra, Don Rickles non avrebbe potuto essere più felice. Indicando Jilly urlò: “Cosa si prova a essere il trattore di Frank?… Sì, perché Jilly precede sempre Frank e gli spiana la strada”. Poi, con un cenno della testa verso Durocher, Rickles disse: “In piedi, Leo, fai vedere a Frank come sei bravo a filartela alla chetichella”. Poi si concentrò su Sinatra, senza dimenticare di citare Mia Farrow e il parrucchino, e senza trascurare di dire che come cantante era finito, e quando Sinatra rise risero tutti e Rickles puntò il dito verso Bishop: “Joey Bishop tiene sempre d’occhio Frank per sapere cos’è divertente”.

Poi, dopo che Rickles ebbe snocciolato alcune battute sugli ebrei, Dean Martin si alzò e gridò: “Ehi, tu, parli sempre degli ebrei e mai degli italiani!” Rickles lo freddò dicendo: “A cosa servono gli italiani? Tutto quello che fanno è tenere lontane le mosche dal nostro pesce”.

Sinatra rise, tutti risero, e Rickles andò avanti così per quasi un’ora finché Sinatra non si alzò e disse: “Va bene, forza, facciamola finita. Devo andare”.

“Chiudi il becco e siediti!” ringhiò Rickles. “Io sono stato costretto a sentirti cantare”.

“Con chi credi di parlare?” gli urlò Sinatra di rimando.

“Con Dick Haymes” rispose Rickles, e Sinatra rise di nuovo, poi Dean Martin, versandosi in testa una bottiglia di whisky e inzuppandosi completamente lo smoking, picchiò i pugni sul tavolo.

“C’è chi crede che basti andare in giro barcollando per diventare una star” disse Rickles, ma Martin berciò: “Ehi, voglio fare un discorso”.

“Ma sta’ zitto!”

“No, Don, voglio dirtelo” insistette Dean Martin. “Io penso che tu sia un grande artista”.

“Beh, grazie Dean” disse Rickles con un’espressione lusingata.

“Ma non fidarti troppo” disse Martin ripiombando a sedere. “Sono ubriaco”.

“Su questo non ho dubbi” concluse Rickles.

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Traduzione: Adrien Vaindoit, Luca Paini, Riccardo Turini, Manuel Dossetto

Revisione: Fiorello

Comments (6)
  1. ale 16 marzo 2015
  2. Frank Paletta 16 marzo 2015
  3. ale 18 marzo 2015
  4. oniram 25 marzo 2015
  5. Brad 27 marzo 2015
  6. kalos 22 novembre 2016

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