LUCA AUANASGHEPS – Merò

Care bombe d’acqua, petardi di sole, granate di vento,

ComedyBay non è solo dedita al sistematico infrangimento di ogni copyright esistente in natura, è anche in prima linea tutto l’anno alla ricerca delle Nuove Proposte della comicità italiana nel tentativo di coglierle nel prezioso attimo prima che diventino insopportabili. Durante una pausa da questa ricerca, abbiamo avuto un incontro, ma che dico, un convegno, con Luca Auanasgheps, l’uomo che se i mi piace fossero euro a quest’ora sarebbe in una classifica di Forbes, e con Fausto Rio, sceneggiatore (e saltuario collaboratore di ComedyBay) che ricorderanno sicuramente tutti quelli che sono amici di Fausto Rio. Al momento delle presentazioni, quest’ultimo ha fatto finta di essere ritardato, noi invece (pluralis maiestatis) abbiamo fatto finta di essere interessati a ciò che questi due individui avevano da dire.
Gli interventi di Fausto in particolare sono stati così profondi e illuminanti che sono stati brutalmente espunti dalla sbobinatura di questa intervista (a dirla tutta l’intervista era talmente lunga che non è stata più sbobinata e abbiamo copiato pari pari un’intervista a Lory Del Santo).

Indefinibile, Luca non fa stand-up ma l’organizzatore di eventi. “Ma non sono un PR”, ci tiene a precisare al microfono del nostro iPad piazzato al centro di un tavolo per tre della squisita pizzeria Trianon, dove, secondo la sua guida alle meglio pizzerie del mondo, “sfornano splendidi esemplari di ruota di carro e co na decina di euro mangia tutta la famiglia del reverendo camden”. L’occasione è l’uscita del secondo libro di Luca Merò – È facile smettere di dire jastemme, se sai come ammacchiarle.

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Luca espleta le sue funzioni fondamentalmente su Facebook  dal suo profilo privato, il cui emblema è un evocativo asso di bastoni della Modiano virato mulignana, e più sporadicamente sul suo blog, un sito “assai Auanasgheps” (cioè “un fatto bello, ricercato”). La sua prosa è una inconfondibile neolingua napoletana colloquiale familiarissima agli autoctoni (e non solo) molto più di quanto sarebbe un tradizionale dialetto trascritto correttamente. Noi in ogni caso siamo quelli in grassetto e con le maiuscole.

Questa intervista comparirà sul sito tra Chris Rock e Louis CK, non ti senti un po’ sminuito?
un po’ sì.
soprattutto da quando ho visto che un video di louis ck (quello dove risponde ai …why? della figlia) è arrivato pure sulle bacheche di fan de le MiGliOri frASi Di BiaGGianTonaCci *_*

Sì, credo che CK debba darci un bel po’ di soldi. Ma passiamo a te. Tu hai un’opinione su tutto tutto? 
il mio intento è quello di utilizzare i trend topic solo come pretesto o incipit per degenerare e pervenire a conclusioni non sequitur, per rendere evidenti l’assoluta inutilità di certe prese di posizione e la pochezza del rivoluzionario da tastiera che polemizza su cose delle quali sa poco o nulla.
inoltre, la paraculata è che, col traino dell’argomento del giorno, si veicola cento volte più velocemente un concetto in appendice.
(se però il trend topic è il culo di kim kardashian, non vedo perché non dovrei parlarne approfonditamente.)

Ti mettono mi piace persone di cui di solito disprezzo i gusti, insieme ad altre di cui invece li condivido.
ci sono tantissime persone che mi seguono che mi fanno pariare assai, ma ammetto che c’è qualcuno che a pelle schifo più delle storie dove topolino salvava il mondo. però è una cosa potenzialmente bella.

Ma scusa, se piaci a chi non ti piace non c’è qualcosa che non va?
mi hanno già fatto questa domanda e sono caduto in depressione. quando mi sono rialzato, ho pensato ad una cosa. non voglio fare dei parallelismi inutili, ma massimo troisi per me è un esempio di come si possa arrivare sia all’elettore medio di salvini, sia a qualcuno a caso dei parenti di piero angela. quando fai una buona comicità, o anche una buona satira sociale – troisi è uno che parlava pure della madonna che piange – disponendo automaticamente di più layer di comprensione, puoi arrivare con lo strato superficiale agli stordi (come dicono ad avellino) e con quello più profondo alle persone che stimi. sotto questo punto di vista, l’eterogeneità del pubblico può anche essere un valore aggiunto (è pur vero che però quasi tutti quelli che hanno consensi bipartisan, solitamente sono dei magliari ruffiani democristiani).

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Ogniqualvolta Napoli non viene messa in buona luce dai media, puntualmente i nostri conterranei si indignano. Fino all’anno scorso allo stadio si punivano i cori per “discriminazione territoriale”, ovvero cantare “Vesuvio lavali” era razzismo e “Adige alluvionali” no. Ma questo non equivale ad ammettere di essere davvero una razza inferiore da tutelare?
c’è un vero accanimento mediatico nei confronti di napoli e dei napoletani, è evidente.
ma semplicemente perché questo (s)parlare di noi è di una viralità unica.
il segreto è tutto nel gusto (e nella convenienza dei giornalai, alla disperata ricerca di una visualizzazione in più) dello sfruculiare la mazzarella.
il punto è: se tu fossi un giornalista, a chi indirizzeresti una provocazione? verso uno che non ti caca proprio, o ti riferisci a quello che tiene la coda di paglia e automaticamente condivide il tuo articolo anche solo per dire che sei un pezzo di merda?

Un bel posto di Napoli che non conosce nessuno.
il mio buco del culo, perlustrato solo na volta da un urologo.
che, a distanza di anni, se ne va ancora in giro suggendo quel dito come fosse na sigaretta elettronica a merda.
(recenti studi hanno dimostrato che le sigarette elettroniche gusto feci fanno molto meno male del tabacco classico perché, al contrario, aprono i polmoni proprio come i vapori sulfurei di un campo fumalorico.)

Io me ne sono andato, tu perché sei restato?
non fosse altro che per la rottura di cazzo, se devi partire, di avere l’incombenza di preparare un trolley pieno di sfogliatelle di attanasio.
che pò arrivi a bristol e la ricotta è diventata sburro di antilope, e lo zucchero a velo s’è azzeccato come un fazzolettino di carta sul glande umido di un’antilope.
(non mi chiavo le antilopi, sono però i miei mammiferi preferiti.
preferiti da scrivere.
antilopi, guarda com’è bello.
sembra antipodi, ma scritto da un’antilope dislessica e ignorante.
che è già assai per un’antilope, visto che solitamente non sanno manco tene’ na penna in mano.
visto che sovente non hanno nemmanco le mani.)

Beh, a Bristol la ricotta che hanno È sburro di antilope, quindi… Senti, parlami bene di Made in Sud, nel vano tentativo di scatenare un vespaio.
ci sono cose assai peggiori di made in sud, tipo quelli che perdono così tanto tempo a sparlare di made in sud che si scordano di consigliare alternative (e spesso manco le conoscono).
in più, alcuni di quei cabarettisti hanno un passato di tutto rispetto (uno di questi è gino fastidio, che fino a pochi anni fa allietava le serate underground napulegne con pezzi demenziali di livello altissimo).
ma soprattutto, le cose esistono solo quando ne parli.
io vorrei arrivare a essere come gandhi, che a un certo punto della sua vita si faceva il sangue amaro per le trasmissioni pomeridiane di barbaradurso e capì che non era il caso e allò iniziò sto sciopero non violento, dove semplicemente non parlava di barbaradurso.

Ma secondo quale principio una persona ti aggiunge a Facebook e viene a litigare con te nei commenti?
il punto è che se per strada tu senti a uno che sta dicendo na cosa che ti stizza e ti vuoi tirare la tarantella, tu subito gli puoi dire oh scè ma c stai ricenn.
su feisbuc invece, spesso c’è bisogno che prima gli metti mipiace o gli chiedi l’amicizia, e poi sei abilitato a dargli addosso.
(può sembrare un paradosso, perché è come se vai da uno, lo abbracci, e subito dopo gli chiavi un cazzotto.
ma così è pure la boxe, che è uno sport.
e quindi su feisbuc la gente si appiccica per sport.
sciolt.)

Anche tu sei stato segnato dai libri di Giobbe Covatta? Io sono cresciuto leggendo e rileggendo all’infinito Parola di Giobbe.
io devo la vita al suo pancreas.
quando lo lessi a tredici anni, mi sembrò il libro più importante della storia.
cioè se all’epoca fossero già esistite le liste dei dieci libri preferiti su facebook, senz’ombra di dubbio avrei ripetuto quel titolo per dieci volte.

Tu ormai sei già al secondo libro, acquistabile qui. Spoilerane il finale per il nostro pubblico, per piacere.
il protagonista, nipote di patroclo, stanco di lavorare otto ore al giorno come cappa in una patatineria, s’arrampica su un enorme pino secolare.
ne strappa due aghi e si punge sulla lingua.
per puro caso – ma soprattutto perché egli è ovunque – si trova a passare da quelle parti il pataterno, palesatosi nei panni di un giudice effemminato di un talent per cantatrici calve e mute.
il pataterno ovviamente sa che quei pini sono velenosi, dato che li ha resi lui stesso velenosi per l’occasione – solitamente gli aghi di pino sono innocui.
e pur avendo con sé l’antidoto, reputa più giusto che la selezione naturale enunciata da darwin faccia il suo corso.
a quel punto però passa un creazionista, il quale prima nota il moribondo e poi vede sto giudice effemminato che sta gongolando con l’antidoto in mano.
s’indigna come una femminista che sta guardando na replica del bagaglino, e abboffa di mazzate al pataterno.
il pataterno, sotto a sta scaricata di paccheri, non riesce a far altro che urlargli oh aspeeè, ma hai capito chi sono iooo, oooh fermati, ooooh.
dopo una lunga agonia, il pataterno muore.
e non si reincarna neppure, visto che sto superpotere ce l’ha solo suo figlio – che l’avrà ereditato dal nonno, la genetica li fa sti scherzi di zompare una generazione.
fine della storia, ciao.

 

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