BARACK OBAMA – Cena con i Corrispondenti dalla Casa Bianca (2014)

Cari ultrà dell’agnosticismo,

poiché siamo sul pezzo come pochi, dopo Bill Cosby, Eddie Murphy e Chris Rock oggi vogliamo proporvi un nuovo comico di colore in forte ascesa negli Stati Uniti: Barack Obama. Nato a Honolulu nel 1961, si è contraddistinto soprattutto per essere diventato il primo presidente afro-americano della Storia. Ogni anno, alla tradizionale Cena con i Corrispondenti dalla Casa Bianca, alla presenza delle più alte personalità del mondo della politica, del giornalismo e dello spettacolo, diviene Comedian in Chief e snocciola battute su se stesso e sull’attuale situazione politica. Sono battute molto legate alla politica interna USA, ottimo spunto per fornirvi anche un’infarinatura su quanto avvenuto nell’ultimo anno al di là dell’oceano. Ma diciamoci la verità, mettere un sacco di note per spiegarvi ogni battuta sarebbe stato umiliante per voi e per noi.

Ovviamente questo è stato l’anno dell’Obamacare, la riforma sanitaria che sta affrontando grandi difficoltà nell’applicazione per la fortissima ostilità politica organizzata dai repubblicani. E’ stato l’argomento di gran lunga più bersagliato dai Late Night show, anche per via del macchinosissimo sito Healthcare.gov spesso frozen, bloccato. “Se nel 2008 il mio slogan era Yes We Can, nel 2013 è stato Control Alt Canc”, ironizza Obama, non mancando poi di rivolgere sfottò ai rappresentanti dei network televisivi: CNN (presa in giro per l’eccessiva copertura mediatica dedicata all’aereo malese scomparso), la destrorsa Fox News (“Quando me ne sarò andato sarà più difficile convincere gli americani che Hillary Clinton è nata in Kenya”) e MSNBC. Non manca il riferimento recentissimo a Don Sterling, presidente dei Los Angeles Clippers costretto a farsi da parte per una frase razzista.

Obama si conferma ottimo showman, ma cosa accade quando la comicità, usata normalmente per dileggiare il potere, viene adoperata dall’uomo più potente del mondo? Indubbiamente Obama è capace di scherzare su se stesso. Sulle sue grosse orecchie, sui capelli bianchi, sui sondaggi in calo (mai sulle questioni serie, in ogni caso). Durante questa tradizionale cena annuale è sempre stata prassi dei presidenti pronunciare battute autoironiche: Reagan sulla sua pigrizia (“E’ vero che il duro lavoro non ha mai ucciso nessuno, ma perché rischiare di dimostrare il contrario?”), o Bush sulle sue capacità intellettive (“Per un po’ ho pensato che anche il mio staff mi credesse stupido. Ogni mattina in programma c’era sempre un Intelligence Briefing”).

Tuttavia, anche se l’ex capo degli speechwriter di Obama Jon Favreau ha affermato che il Presidente “sa molto bene che non si va molto lontano distruggendo gli altri e basta”, le battute più efficaci e taglienti di Obama sono in realtà rivolte ai suoi avversari politici (tra gli highlights la battuta sul repubblicano lampadato Boehner, “Orange is the new black”), come un vero e proprio comico che fronteggia degli hecklers. Anche quelle che fanno riferimento alle sue orecchie, al fatto che sarebbe nato in Kenya o al suo atteggiamento da Messia (nel 2008 dichiarò: “Al contrario di quanto si dice, non sono nato in una mangiatoia. In realtà sono nato su Krypton”) sono indirizzate a chi gli rivolge questo tipo di accuse.

Obama presenzia molto spesso a show comici, come è avvenuto con il Late Night with Jimmy Fallon, oppure con il webshow di Zach Galifianakis “Between Two Ferns”, cui Obama è andato per pubblicizzare tra i giovani la sua riforma sanitaria: “Sono stato in molte università negli ultimi due mesi e ho spesso domandato in quanti avessero visto Between Two Ferns. Circa i due terzi hanno risposto affermativamente. Ma quando ho chiesto in quanti avrebbero ascoltato un mio discorso su Obamacare, hanno alzato la mano solo in due o tre”.

Per questo appuntamento con i Corrispondenti dalla Casa Bianca, Obama si prepara seriamente provando e riprovando le battute nella Stanza Ovale. “Le grandi battute sono una perfetta risposta al momento storico,” afferma Mark Katz, ex speechwriter di Bill Clinton. “Servono a dimostrare al pubblico in sala e a casa che il Presidente è il più forte di tutti. Ho sempre cercato di scrivere battute che facessero mormorare al nemico più acerrimo del Presidente: ‘Cavolo, quello lì è tosto'”.

E particolarmente emblematica è la battuta sulla legalizzazione della marijuana in Colorado: “Spero che ora non produca uno stuolo di gente paranoica che crede che il governo la stia spiando”. 

 
Comments (5)
  1. Pakyredrum 5 maggio 2014
  2. Adrien Vaindoit 5 maggio 2014
  3. Luigi P. 6 maggio 2014
  4. Faust VIII 6 maggio 2014
  5. Gianpiero Asara Cottu 9 marzo 2015

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