30 anni senza STEFANO TAMBURINI – Intervista a Michele Mordente

In un giorno d’aprile del 1986 moriva Stefano Tamburini, protagonista di una delle stagioni artistiche più fervide del nostro paese colonizzato: quella di Cannibale e Frigidaire. Sconosciuto ai più, forse perché messo in ombra dal mito di Pazienza o dal fatto che non fosse un fumettista tout-court, Tamburo seppe unire la furia iconoclasta dell’avanguardia al gusto formale del grande esteta. Le sue scoppiettanti sceneggiature sono impregnate in un vetriolo sarcastico impareggiabile e in perfetta simbiosi con l’esecutore (che fosse lui stesso, Liberatore o la sua fotocopiatrice). Tamburo iniziò ispirandosi a grandi fumettisti underground americani come Rand Holmes, Robert Crumb, Gilbert Sheldon, Greg Irons etc (da notare che il numero 2 di Cannibale del luglio 1979 è composto da traduzioni piratate di quei grandi autori, quindi direi che questo è il posto giusto per parlarne) fino poi ad arrivare a creare un fumetto che escludeva del tutto la figura del disegnatore: “Snake Agent”, ottenuto detournando vignette di un fumetto di Raymond e Graff con colla, forbici, bianchetto e fotocopiatrice. In “Snake Agent” siamo catapultati in un esilarante mondo distopico di guerra permanente in cui tutto va alla velocità della luce.

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Snake Agent, “1984”

Il suo lavoro più noto però è l’altro suo impareggiabile capolavoro, “Ranxerox” (anche qui ritorna il tema della fotocopiatrice), monumento di sceneggiatura affidato su Frigidaire alle matite michelangiolesche di Tanino Liberatore: il coatto sintetico Ranx con la sua teen pulzella Lubna nella cornice di una truce Roma cyberpunk non ha ancora esaurito la sua potenza. Tamburo si fece interprete di un’epoca (fine anni ’70 – inizio anni ’80) in cui il progresso stava ormai iniziando a mostrare il suo terrificante rovescio della medaglia. Pochi giorni dopo la morte di Stefano ci fu il disastro di Chernobyl. Chissà cosa sarebbe riuscito a realizzare se fosse riuscito a vedere quello e tutto ciò che è venuto dopo e come avrebbe utilizzato le nuove tecnologie a disposizione.
Di questo e altro abbiamo parlato col massimo esegeta di Stefano Tamburini, Michele Mordente, fondatore dell’associazione Muscles, che preserva il ricordo di Stefano e degli altri fumettisti italiani underground dell’epoca con albi, libri e mostre.

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Si possono fare fumetti senza saper disegnare?
Certo, oggi ci sono molti autori di fumetti molto apprezzati, che non hanno un segno tradizionale, per usare un eufemismo. Ma se intendi che Tamburini non sapesse disegnare, devo dirti che non sono d’accordo: io amo il segno underground di Stefano e lo ritengo uno dei migliori disegnatori underground italiani, proprio per quanto riguarda il segno. Penso per fare un esempio a La vendetta dell’Uomo in ammollo, che ho inserito nel mio libro antologia Nuvole Sotterranee – Il fumetto underground italiano degli anni Settanta (Muscles Edizioni Underground, 2015.)
Capisco, però, che Tamburini si sia trovato a operare con autori del calibro di Tanino Liberatore e Andrea Pazienza, che sono dei giganti del disegno e quindi, paragonato a loro… ma da lì a dire che non sapesse disegnare ne passa.

 

"La vendetta dell'Uomo in Ammollo", Cannibale n° 4, 1977

“La vendetta dell’Uomo in Ammollo”, Cannibale n° 4, 1977

L’uomo in ammollo originale prima della metamorfosi

Come riuscì Stefano a guadagnare il rispetto di giganti del fumetto del calibro di Pazienza, Liberatore etc?
Stefano è stato il creatore e motore di Cannibale prima e Frigidaire poi. Non doveva guadagnarsi nessun rispetto, semmai il contrario. Furono Paz e Tanino a dover “passare l’esame” per essere ammessi a Cannibale. Di recente, nell’articolo di un quotidiano ho letto (cito testualmente): «senza Pazienza, Tamburini sarebbe stato più o meno l’artista che conosciamo, mentre senza Tamburini non ci sarebbe probabilmente stato il Pazienza sublime degli anni di Frigidaire». Non essendo un grande disegnatore, non è idolatrato allo stesso modo di Pazienza. Ma Tamburo non era un semplice autore, badava molto alla forma estetica. Non si possono paragonare le capacità artistiche di disegno di Andrea con quelle di Stefano, e quest’ultimo sicuramente non ha il seguito di Pazienza. Soprattutto, non si possono paragonare Pazienza e Tamburini, perché il primo era un fumettista mentre il secondo un comunicatore visuale multimediale. C’è un grande rimpianto che sia morto prematuramente, un grande rimpianto che non abbia visto apprezzare il suo talento artistico. Anche Pazienza non ha visto la sua consacrazione odierna, pur avendo avuto un discreto successo in vita. Tamburini ha avuto la triste sorte di non essere apprezzato in vita, né di aver avuto il giusto merito da morto, proprio perché scomparso troppo presto lasciando una produzione non proprio vastissima ma soprattutto eterogenea.

La seconda vignetta di "Rank Xerox il coatto", testo e disegni di Stefano Tamburini, 1978

La seconda vignetta di “Rank Xerox il coatto”, testo e disegni di Stefano Tamburini, 1978

I mezzi che usava (matite, forbici, fotocopiatrice) sono legati agli anni in cui ha vissuto. Chissà cosa avrebbe fatto oggi.
Banalmente si potrebbe dire che avrebbe usato il computer sostituendo lo scanner alla fotocopiatrice. E, poi, ovviamente la rete, ma sono quasi certo che sarebbe andato oltre in qualche modo che è impossibile immaginare.

Perché l’opera di Stefano è stata così importante?
Per l’approccio multimediale ante litteram e multidisciplinare. Stefano non era inquadrabile solo nel fumetto o in qualsiasi altra disciplina. La sua commissione di generi e le sue contaminazioni d’immaginari hanno anticipato il mash-up di internet.

Che ruolo ebbe nei Cannibali?
Cannibale è unicamente un parto di Tamburini, che ne è stato creatore, direttore artistico e road manager. Per Cannibale ha poi creato fumetti miliari, basti citare il suo Rank Xerox, che era il primo fumetto che i lettori leggevano, con gran rodimento da parte di Scozzari, come lo stesso afferma in “Prima pagare poi ricordare”.

"Ranxerox", testi di Tamburini, arte di Liberatore

“Ranxerox”, testi di Tamburini, arte di Liberatore, 1980

 

La sua opera più rappresentativa è “Ranxerox”?
Sì, se ci limitiamo all’ambito fumettistico; ma credo che quella più geniale e originale sia “Snake Agent”. Oggi magari risente dell’età, ma all’epoca era assolutamente rivoluzionario aver introdotto nel fumetto le tecniche di Copy Art e la logica di detournamento ereditata dal situazionismo e dal Movimento del ’77.

Cosa intendeva Tamburo per velocità?
Per Tamburini si può parlare di poetica dell’accelerazione. Era rapidamente proiettato in avanti, alla ricerca di nuovi stimoli come di novità editoriali e, più in generale, artistiche, sia come utente sia come produttore. La velocità che voleva rendere era quella dei tempi che viveva, il rapido passaggio dalla cultura chiusa e stantia degli anni Settanta italiani e quella degli anni Ottanta, proiettata in un panorama di comunicazione internazionale. Con Snake Agent Tamburini diceva di essere alla ricerca di velocità delle emozioni. Ma era, anche, un accumulare di stimoli, suggestioni e novità.

"Snake Agent", Coniglio editore, 2005

“Snake Agent”, Coniglio editore, 2005

 

La componente comica è sempre presente in Tamburini…
Più che di comicità parlerei d’ironia e sarcasmo, partendo sempre da un fondo di autoironia. Uno sguardo disincantato sul mondo e sulla realtà che viveva.

I riferimenti a Devo, Talking Heads e Pere Ubu sono disseminati qua e là in tutta l’opera tamburiniana. Stefano fu un critico musicale molto particolare…
Red Vinyle era l’anticritico per eccellenza, un personaggio fumettistico anche quello. Quando stroncava lo faceva in maniera provocatoria e ironica, e a volte la critica era indirizzata più al lettore che all’oggetto della sua critica, proprio per provocare una reazione. E, infatti, le reazioni furono le più diverse, dall’adorazione all’odio per Red Vinyle. Quando, poi, s’inventò il fantomatico musicista Mongoholy Nazy sulle pagine della sua rubrica, i lettori caddero tutti più o meno consapevolmente nell’inganno. Ma anche di quel gioco si stufò presto, sempre desideroso di andare avanti e inventare qualcosa di nuovo. Le sue agende personali su cui progettava e annotava racchiudono idee e spunti e quando le sfoglio mi lasciano sempre l’amaro in bocca pensando a quanto ancora avrebbe potuto dire.

Un libro, un disco, un artista, un film di riferimento per capire Tamburo.
“Crash” di J. G. Ballard, che ha suggerito il personaggio di Timothy in “Ranxerox a New York”. Poi, Il primo Lp dei Devo, “Q: Are We Not Men?” Come film direi “Blade Runner”, ma solo per le atmosfere che ricordano “Ranxerox”. Artisti? Tanti… troppi: Schifano, forse Warhol, sicuramente Depero, ma anche Pontello!

"Fuzzy Rat", Stefano Tamburini prima maniera da Tamburo Sotterraneo, 2014

“Fuzzy Rat”, Stefano Tamburini prima maniera da Tamburo Sotterraneo, 2014

 

Albi pubblicati da Muscles Edizioni:

Tamburo Sotterraneo, preziosa antologia del Tamburini prima maniera.
Nuvole Sotterranee, antologia del fumetto underground degli anni ’70.
Cannibale Commercials, le geniali pubblicità alla rivista a fumetti Cannibale create dagli stessi autori, Tamburini, Pazienza, Liberatore, Mattioli e Scozzari.
VYNAVIL, albo tributo dei fumettisti italiani a Stefano Tamburini.

info: undermuscles@gmail.com

Stefano ritratto da Massimo Mattioli

Stefano ritratto da Massimo Mattioli

Comments (1)
  1. oniram 30 aprile 2016

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