DAVE CHAPPELLE – For What It’s Worth (2004)


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Con la stessa solerzia degli operai comunali nel riempire le buche in strada, oggi, armati di pale e olio di gomito, ci apprestiamo a colmare quella che più che una lacuna era una vera e propria voragine.

Stiamo parlando di Dave Chappelle, uno dei più originali, influenti e controversi comici del nuovo millennio, fosse anche solo per aver dato un calcio alla celebrità al culmine del suo successo.

Quello che vi proponiamo è “For What It’s Worth”, secondo, e al momento ultimo, spettacolo registrato da Chappelle nel 2004, pochi mesi prima di abbandonare clamorosamente la scena, alla vigilia della terza stagione del “Chappelle’s Show”, col quale era divenuto una star.

Nato nel 1973 a Washington, Chappelle inizia giovanissimo a esibirsi nei comedy club. Figlio di attivisti politici, cresce a pane e Richard Pryor e poco più che bambino comincia a sgomitare nel circuito della comedy newyorchese dove diventa rapidamente uno dei nomi più in vista e facendo amicizia con Whoopi Goldberg che lo soprannomina “The Kid”.

A soli 19 anni Mel Brooks lo vuole fra i protagonisti di “Robin Hood – Un uomo in calzamaglia”, che ne diffonde il nome oltre la cerchia del pubblico dei club.

Nello stesso anno Robert Zemeckis gli offre il ruolo di “Bubba” in “Forrest Gump”, ma Dave, immaginando che il film sarà la solita cagata con Tom Hanks, gentilmente rifiuta fra lo stupore generale. Ha deciso che il suo destino è la stand up e poco dopo lo ritroviamo in giro per gli States ad aprire i concerti di Aretha Franklin.

Prova anche a sfondare in tv, ma gli fanno subito girare i coglioni: partecipa a una puntata della sitcom “Home Improvement” e il suo personaggio piace talmente che ABC lo ingaggia per lo spin-off “Friends” che fallisce miseramente dopo solo 5 puntate e il licenziamento dell’amico Jim Breuer. Chappelle accuserà poi la ABC di razzismo, lamentandosi del tentativo della rete di infarcire il telefilm di attori mozzarella. L’anno dopo partecipa al film “Il professore matto”, dove ingaggia un celebre duello in un comedy club con Eddie Murphy, venendone regolarmente massacrato.

Il 1998 è un anno importante che lo vede protagonista del suo primo special di mezz’ora all’HBO Comedy Half-Hour, partecipare a una puntata del Larry Sanders Show e scrivere e interpretare “Half Baked”, film cult del genere “stoner” che non dobbiamo spiegarvi noi di cosa parla.

Dopo apparizioni varie, nel 2000 è il momento del suo primo vero special, “Killin’ Them Softly”, che lo rende sempre più conosciuto nel mondo dello spettacolo.

Ma il boom arriva col “Chappelle’s Show”, che spopola con i suoi sketch e le sue parodie feroci su stereotipi razziali, politica e cultura pop. Dopo il successo della prima serie, Comedy Central sgancia a Chappelle 55 milioni di dollari (!) per un contratto di altri due anni. Prima gli viene un coccolone, poi accetta, anche se essendo un lazzarone non ne aveva tanta voglia.

Realizza la seconda serie e quindi registra per HBO lo speciale che vi proponiamo, “For What It’s Worth”, dove già dove s’intravvedono le avvisaglie di quello che sarà il suo clamoroso abbandono dello show-biz.

Girato al mitico Fillmore di San Francisco, divaga allegramente fra pazzi segaioli che dirottano un autobus, sesso con le scimmie, canne coi bianchi e botox alle palle, prima di scatenarsi in una lunga routine sulle celebrità nere sotto accusa e sulle discriminazioni che ancora oggi colpiscono i giovani neri.

In questo show appare già chiara l’insofferenza che Chappelle sta maturando verso l’industria dello spettacolo e poco dopo, alla vigilia della terza stagione del “Chappelle Show”, fa come Celestino V: a giugno durante uno show a Sacramento, il pubblico urla in continuazione “I’m Rick James, bitch!”, tormentone ormai strafamoso dell’imitazione che Dave fece del cantante soul nel suo show televisivo.

Chappelle non ne può più, lascia il palco e torna dopo pochi minuti dicendo: “Lo show mi sta rovinando la vita. Non mi piace lavorare 20 ore al giorno e la popolarità non mi permette più di continuare la mia carriera di stand-up, che per me era la cosa più importante. Sapete perché il mio programma è bello? Perché i funzionari di rete dicono che voi non siete abbastanza intelligenti per capire quello che faccio e io ogni giorno mi batto per voi. Ho detto loro quanto siete intelligenti. Ma invece, mi sbagliavo: siete dei coglioni.

Quindi parte e se ne va in Sudafrica, scatenando la morbosità dei tabloid, che lo vogliono in un ospedale psichiatrico, e le più svariate fantasie sui “reali motivi” del suo abbandono, tra cui il nostro preferito è senza dubbio l’immancabile cospirazione ordita da Oprah e Bill Cosby invidiosi del suo successo.

Da allora è tornato in Ohio, dove vive con la famiglia e fino a qualche mese fa ha continuato a farsi i cazzi suoi con alcune sporadiche apparizioni tra cui sono da segnalare le partecipazioni a “Inside The Actor’s Studio”, la produzione del bel documentario “Bloc-Party”, diretto da quel Michel Gondry divenuto poi famoso con “Eternal Sunshine of a Spotless Mind“ e l’esibizione-fiume del 2007 al comedy club Laugh Factory durata sei ore e 12 minuti.

Solo nei mesi scorsi è tornato (forse stabilmente) ad esibirsi con una qualche regolarità, partecipando all’Oddball Festival, dove ha passato i primi venti minuti della sua rentrée a rompere i coglioni agli scemi che riprendono tutto col telefonino. Recentissimo è infine il suo ritorno in tv, ospite prima al Late Show di David Letterman e quindi da Jimmy Fallon.

Ma se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, bravi, 7+. Ecco a voi i nostri sub.

 

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Traduzione: Luca Paini

Revisione: Adrien Vaindoit

Comments (8)
  1. Antonio C. 22 settembre 2014
    • Luca Paini 22 settembre 2014
  2. Pasquale 22 settembre 2014
  3. Antonio C. 22 settembre 2014
    • Adrien Vaindoit 22 settembre 2014
  4. ale 23 settembre 2014
  5. oniram 24 settembre 2014
  6. tabagista 4 ottobre 2014

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